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L’arte del Mastro coltellinaio

L’arte del Mastro coltellinaio

Considerato quasi come un “prolungamento della mano del pastore” il coltello sardo ha conquistato un posto molto importante nella storia e nella cultura di quest’isola.

Favoriti dalla ricchezza delle miniere del Sulcis-Iglesiente e dalla grande esperienza nella lavorazione del ferro battuto, gli artigiani di quelle zone si specializzarono nella manifattura di quello che divenne l’utensile preferito dei pastori: la “leppa”.
All’epoca si presentava come una sorta di sciabola lunga ben 50/60 cm (ricordava il coltello arabo) e serviva soprattutto come arma, successivamente venne rivisitata nel suo aspetto e così è rimasta fino ad oggi.
Utilizzato per macellare il bestiame, per nutrirsi, per difendersi o attaccare e all’occorrenza per intagliare, il coltello sardo è reso unico e irripetibile dalla lavorazione manuale e dalla personalizzazione in base alle esigenze d’uso. Il segreto delle proporzioni fra lunghezza, pesantezza, misura, tipologia della lama e conformazione del corno, sono fondamentali, non a caso la perfezione raggiunta dagli artigiani lo ha reso famoso come uno dei migliori coltelli del mondo!

Questi preziosi manufatti si distinguono in tre tipologie:

Pattadese

Prende il nome dal paese d’origine (Pattada) e può essere considerato il coltello sardo per antonomasia: chiamato anche “sa resorza” (il rasoio!) è un coltello a serramanico dalla linea affusolata che si contraddistingue per il manico in monoblocco in corno di muflone. La ghiera viene decorata con incisioni varie e la lama è personalizzata dall’incisione del nome dell’artigiano che l’ha forgiata.

 

Arburese

Tipico del paese di Arbus, è un coltello a serramanico dalla forma panciuta, detta anche a “foglia larga”. Utilizzato perlopiù nella pratica venatoria, fa parte anch’esso dei coltelli monolitici, cioè costituiti da un manico monoblocco (in corno di muflone) che viene tagliato per l’alloggio della lama.
Qualche anno fa “s’Arburesa”, come la chiamano i sardi, vinse il Guinness dei primati come “coltello più lungo del mondo” grazie all’abilità del suo creatore. L’artigiano forgiò un gioiello lungo ben 3,35 m e che, successivamente, volle superare se stesso con un’altra creazione di 4,65 m!

 

Guspinese

Anche questo coltello prende il nome dal paese in cui ebbe origine, Guspini: è anch’esso a serramanico ed è riconoscibile dalla punta mozza che ricorda gli antichi rasoi dei barbieri.
La sua forma è legata ad una legge che vietò l’utilizzo di coltelli appuntiti all’interno delle miniere ma un coltello nelle mani di un sardo non va mai sottovalutato e così, nonostante la forma innocua, la “Guspinesa” entrò nella storia perché venne impugnata in battaglia dalle forze armate della Brigata Sassari la cui destrezza nel maneggiare questo coltello fece retrocedere i nemici!
Di recente la Regione Sardegna, per tutelare la produzione artigianale, ha conferito alla “Guspinese” il marchio DOC, riconoscendo con questo nome solo i coltelli che conservano le sue caratteristiche e che vengono prodotti esclusivamente dagli artigiani di Guspini.

 

Per concludere

Speriamo che questo breve viaggio alla scoperta del coltello sardo vi abbia affascinato e incuriosito.
Gli appassionati di lame storiche potranno approfondire l’argomento facendo tappa al Museo del Coltello Sardo di Arbus.
L’esposizione, allestita dallo stesso Paolo Pusceddu (famoso coltellinaio), presso i locali di una vecchia casa restaurata adiacente al suo laboratorio, permette di ripercorrere l’intera storia della coltelleria sarda, dalla preistoria ai giorni nostri, attraverso i preziosi manufatti raccolti dall’artigiano in anni di ricerca e di scambi.
L’auto che vi consigliamo per questo viaggio è la Opel Mokka X. Spaziosa, con cambio automatico, tutta la comodità e sicurezza di un SUV: Le nostre auto

Per informazioni su come arrivare al Museo: link museo

 

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